10 Aprile 2010 Inaugurazione AttoPrimo

Lella ai tempi del ragù
Massimiliano Franzoni, nella cronaca de "ilgiornaledifidenza.net": È una Lella Costa spumeggiante quella che si è presentata ieri, al solito elegantissima, all’Atto Primo in occasione dell’inaugurazione della prima struttura del Villaggio del Gusto fidentino. Spalla intervistatore, dimostratosi all’altezza della guest star, è stato Andrea Villani, scrittore salsese amico della Costa e organizzatore della manifestazione Diociottoeventi che allieta le domeniche pomeriggio salsesi. Tema dell’incontro era il rapporto tra le donne e la cucina, ma non si sono potute sorvolare le due ultime fatiche dell’artista milanese: lo spettacolo “Ragazze nelle lande scoperchiate del fuori” e il volume “La sindrome di Gertrude. Quasi un’autobiografia”, edito da Rizzoli. La Costa non si è certo sottratta alle incalzanti provocazioni di Villani. “In realtà le donne non si sono mai staccate dai fornelli” ha ribadito con decisione. “Sono cambiati tempi e luoghi anche per le donne, fortunatamente. Le donne hanno scoperto di poter dire qualcosa nel mondo e hanno cominciato a girare luoghi e a frequentare situazioni che prima le vedevano assenti… Ma poi facciamo gli straordinari per recuperare. Ad esempio, io sono religiosamente convinta che il ragù deve bollire otto ore e quindi uso il rito del ragù per starmene a casa un giorno intero. Non significa certo che rimango a casa con il pentolone a girare il cucchiaione. Vedo amici, ricevo telefonate e faccio altri lavori, ma è un momento tutto mio per rilassarmi. Allo stesso modo vengo presa d’ansia quando devo iniziare un nuovo tour e quindi preparo scorte per un esercito e così do un segnale alle mie figlie che mi dicono “A mamma riparti per il tour””. Per chi gira il mondo e l’Italia come fa Lella Costa è facile poter riscontrare il valore culturale del cibo. “Ci siamo dimenticati che il nostro è un paese di immigrati e per questo non ricordiamo, vedendo quello che oggi fanno gli immigrati che arrivano da noi, come anche per i nostri all’estero cucinare i propri cibi dava sicurezza ed identità. Allo stesso tempo però il viaggiatore, che è un osservatore attento e quindi non semplicemente un turista, ama le contaminazioni e le apprezza. Persino Mc Donalds ha dovuto alzare bandiera bianca. È miseramente fallito l’obiettivo del colonialismo del gusto con lo stesso sapore da esportare in ogni parte del mondo. Anche loro stanno sperimentando gusti diversi nei diversi paesi. Questo significa che ogni paese del mondo ha un proprio sapore e un proprio gusto e poi c’è la voglia di ritrovare i gusti di casa per chi deve stare molto tempo lontano. Lo scorso Natale l’ho passato in Afghanistan con Gino Strada ed ogni volta che gli chiedo cosa ti devo portare lui mi dice il Parmigiano, ed insieme facciamo un pranzo all’italiana comprensivo di pizza cucinata da una tunisina”. Il gusto ha anche un suo ritmo. “Il ragù – ha continuato la Costa – deve per me cuocere otto ore anche perché mi ricorda tanto il ragù eduardiano di Natale in casa Cupiello. Il gusto e il sapore hanno una loro memoria che ti rimane dentro”. Oltre al gusto, Andrea Villani ha sollecitato l’attrice sui temi del suo libro. “Sono partita dalla Gertrude dei Promessi Sposi per non prendermi troppo sul serio”. Non sono mancate le polemiche sull’inflazione degli scrittori inventati fino a scivolare sulla un po’ stucchevole polemica sugli scrittori vuoti alla Moccia. Poi, la conclusione con la recita di alcuni brani dell’ultimo spettacolo, tra cui una simpatica barzelletta che rivisita la creazione al femminile, con un Dio donna che confessa di aver creato prima il genere femminile che quello maschile. Alla fine è stato un pomeriggio leggero e pieno di contenuti che ha lasciato visibilmente soddisfatto il pubblico presente.



Dopo Lella, il Gene del Villaggio
Da "ilgiornaledifidenza.net", cronaca di Sara Pastori: “Ho un sacco di lavoro con la Di Vittorio, con tutte queste inaugurazioni sono impegnatissimo!”. Parola di Gene Gnocchi. Quando, nell’ottobre scorso, Gene Gnocchi partecipò alla prima inaugurazione dell’Attoprimo del Villaggio del Gusto, dichiarò il rapporto di stima e simpatia reciproca che lo lega da anni al Gruppo di Vittorio, fautore del progetto, e promise che sarebbe stato presente anche in futuro agli eventi legati a questa ambiziosa iniziativa imprenditoriale. 10 aprile 2010, detto fatto.... Quando, nell’ottobre scorso, Gene Gnocchi partecipò alla prima inaugurazione dell’Attoprimo del Villaggio del Gusto, dichiarò il rapporto di stima e simpatia reciproca che lo lega da anni al Gruppo di Vittorio, fautore del progetto, e promise che sarebbe stato presente anche in futuro agli eventi legati a questa ambiziosa iniziativa imprenditoriale. Detto fatto.... In ottobre il complesso doveva ancora aprire i battenti, oggi, invece, si festeggia l’avvenuta apertura del primo polo commerciale-gastronomico di quello che sarà, speriamo a breve, il Villaggio del Gusto, centro integrato per la valorizzazione e la conoscenza delle produzioni agroalimentari di qualità. L’Attoprimo comprende infatti un ristorante, un emporio di prodotti tipici, un bar e un forno. Così il comico fidentino, una battuta dietro l’altra, è stato mattatore per un’ora all’interno della giornata inaugurale. Immancabile, durante il suo show, il suono di qualche cellulare in sala, e lui: “Dite che non ci sono, per favore”. Ha poi intrattenuto il pubblico in una veste un po’ particolare: da ospite è passato a presentatore, intervistando i principali protagonisti delle attività commerciali attive all’Attoprimo. Interviste un po’ singolari, ovviamente. Dopo un preambolo in cui non si è risparmiato in battute nei confronti della Cooperativa di Vittorio, ipotizzando simpaticamente la creazione di un calendario di ulteriori inaugurazioni, Gene ha chiamato sul palco Massimo Moretti, chef del ristorante, Ivan Savi, socio del birrificio Toccalmatto, Luca Savi, titolare del forno “È pane”, Pierluigi Stoppelli, responsabile commerciale della Di Vittorio, Elena Amadei, produttrice di marmellate, liquori e infusi in vendita nell’emporio, e Massimiliano Bandini, titolare dell’emporio. Impossibile riportare qui tutte le battute di Gene, che ha divertito il pubblico rivolgendo provocatoriamente ai suoi “ospiti” domande di questo genere: “Per fare il pane fatto in casa, la casa deve essere di proprietà”, o ancora – rivolgendosi a Elena Amadei – “Ma tra i liquori che produci, fai anche lo “sburlone”? Più serio il tono del discorso intavolato con Pierluigi Stoppelli e, infine, anche con Claudio Santoro, Direttore del Gruppo di Vittorio: con il primo si è sottolineato l’obiettivo, attraverso il Villaggio del Gusto, di concretizzare il concetto di filiera costruendo un sistema sostenibile senza speculazioni di sorta; con il secondo, invece, si è puntata l’attenzione sulla polivalenza dello spazio che si trova al piano superiore rispetto al ristorante, assai consono all’organizzazione di aventi culturali, magari collaterali all’eno-gastronomia. Insomma, il Villaggio del Gusto ha tutte le caratteristiche potenziali per diventare “un luogo per allietare la mente”, dove cultura cibo e mangiar bene potranno diventare un mix stimolante per una nuova filosofia del gusto.
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